Da Cronache dal futuro a InkVault: come nasce un software

Laboratorio VECTORdesign 04/02/2026 09:00 6 min Andrea Seghezzi

Ho autopubblicato un libro su Amazon. I problemi incontrati mi hanno portato a sviluppare InkVault

Cronache dal futuro non è stato soltanto un progetto editoriale: è diventato il banco di prova da cui è nato un software per organizzare, impaginare e controllare libri destinati alla pubblicazione.

Dal progetto editoriale Cronache dal futuro allo sviluppo di InkVault
Copertina del libro Cronache dal futuro: 111 storie per sopravvivere al domani
La copertina di Cronache dal futuro, il progetto editoriale da cui è nato InkVault.

Prima ancora di diventare un progetto editoriale e poi un laboratorio software, Cronache dal futuro nasce da una passione che mi accompagna fin da ragazzo: la fantascienza, soprattutto quella distopica di autori come Philip K. Dick, Aldous Huxley, George Orwell, Ray Bradbury, J. G. Ballard, Anthony Burgess e Robert Sheckley. Nelle loro opere ho sempre ritrovato un meccanismo narrativo affascinante: mondi inventati che inquietano non perché completamente estranei, ma perché assomigliano alla realtà possibile in almeno un dettaglio decisivo.

Più di un anno fa ho autopubblicato su Amazon Cronache dal futuro: 111 storie per sopravvivere al domani. Pensavo che la parte più impegnativa sarebbe stata scrivere e illustrare i racconti. In realtà, quando il manoscritto ha iniziato a trasformarsi in un libro, è emersa una seconda categoria di problemi: struttura, revisioni, immagini, impaginazione, margini, prove PDF, metadati ed esportazioni.

Non erano problemi spettacolari, ma erano numerosi e collegati tra loro. Una modifica apparentemente piccola poteva cambiare l'impaginazione di molte pagine. Un'immagine adatta allo schermo non era necessariamente adatta alla stampa. Le note sul progetto vivevano in file diversi dal manoscritto e ogni esportazione richiedeva una nuova serie di controlli.

Il problema non era scrivere: era governare il processo

Gli strumenti esistenti risolvevano singole parti del lavoro, ma faticavo a mantenere nello stesso contesto capitoli, materiali, decisioni editoriali, immagini e verifiche finali. Più il progetto cresceva, più aumentava il lavoro invisibile necessario per non perdere il controllo.

È una situazione che incontro spesso anche nelle PMI. Un processo nasce in modo semplice, poi accumula fogli di calcolo, email, documenti e passaggi manuali. A un certo punto il problema non è più svolgere una singola attività: è sapere quale informazione è corretta, dove si trova e cosa deve accadere dopo.

Dal disagio personale a un'ipotesi di prodotto

InkVault è nato da questa domanda: si può mantenere un progetto editoriale in un ambiente locale, ordinato e controllabile, accompagnandolo dalla struttura iniziale fino ai file di pubblicazione?

Ho iniziato a costruire uno strumento che tenesse insieme capitoli, note, personaggi, luoghi, immagini, metadati, impaginazione e controlli di esportazione. Non per aggiungere complessità, ma per rendere visibili le dipendenze che prima erano sparse.

Oggi InkVault è un laboratorio software dedicato alla produzione editoriale locale: organizzazione del manoscritto, layout per la stampa, flussi EPUB, verifiche orientate a KDP, snapshot e controllo dei file rimangono nello spazio gestito dall'autore.

La lezione utile anche per un'impresa

Un prodotto digitale credibile raramente nasce dall'elenco delle funzionalità. Nasce da un attrito osservato abbastanza a lungo da comprenderne cause, eccezioni e conseguenze.

  • Vivere il processo cambia l'analisi: alcuni problemi diventano evidenti soltanto quando si arriva davvero alla consegna.

  • Il contesto vale quanto la funzione: un pulsante di esportazione serve poco se non segnala prima ciò che rende rischioso il file.

  • Il controllo riduce l'ansia: sapere dove sono dati, versioni e verifiche rende più semplice prendere decisioni.

  • La semplicità è un risultato progettuale: dietro un flusso lineare spesso c'è molto lavoro sulle eccezioni.

Un progetto collaterale, ma non marginale

InkVault non è separato dal lavoro di VECTORdesign. È uno spazio in cui posso sperimentare direttamente architetture, interfacce e flussi complessi senza limitarmi a un esercizio dimostrativo. Ogni scelta viene verificata su un prodotto che deve funzionare davvero.

Lo stesso metodo può essere applicato a un gestionale, a un e-commerce o a un'automazione aziendale: partire dal lavoro reale, individuare il punto in cui si perde controllo e costruire il minimo sistema capace di migliorarlo.

Il libro che ha dato origine a questo percorso è disponibile su Amazon.